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Il Pensatoio Think Tank

09
Dic
2010

Litigiosità: un "costume" nazionale radicato nella nostra Storia

. Posted in Think Tank

La litigiosità nel nostro Paese è diventata un vero e proprio danno nazionale. Tutti litigano su tutto, in hobbesiana quanto anacronistica memoria (bellum omnium contra omnes e homo homini lupus). La Politica in primo luogo e i suoi esponenti, i cittadini tra di loro, le categorie e le classi sociali tra di loro, le famiglie tra loro e i componenti della stessa famiglia tra loro.

 

In un momento delicato quanto quello attuale, ben e facilmente si comprende che questo atteggiamento d’animo irrazionale e irragionevole e questo approccio solo conflittuale non fanno altro che complicare le cose, ed allontanare l’adozione di importanti azioni di fronteggiamento della Crisi, che non sono oltremodo rinviabili. Le spese le farà la Collettività, tutta nel suo insieme, non nella sommatoria algebrica di alcuni soli suoi componenti.

 

La litigiosità nazionale deve essere ricondotta a livello fisiologico, poiché abbiamo ampiamente superato la patologia del conflitto non gestito, lasciato a sé stesso e non ricondotto entro ragionevoli limiti di accettabilità. In questo la nostra cultura, la nostra storia e le nostre abitudini sociali, insieme all’inefficiente funzionamento dell’intero Sistema Giustizia e della stessa Politica, che ha da tempo abdicato al ruolo di guida della Società, hanno gravi e continuative responsabilità.

 

La nostra Storia ci ricorda che veniamo dall’esperienza medioevale e poi rinascimentale dei Comuni, dei Ducati, dei Regni, dei potentati locali, spesso in aperta avversione gli uni contro tutti gli altri.


Talvolta all’interno dello stesso potentato locale, la Storia ci ha tramandato ricordi di feroci e sanguinarie opposizioni. Ricordiamo i Guelfi contro i Ghibellini, ad esempio, all’interno dello stesso Comune di Firenze. Vassalli, Valvassini e Valvassori, insieme al Delfinato di successione dinastica e alla sacramentazione del Nepotismo, poi, hanno continuato sulla stessa strada: quella di mantenere la separazione tra potentati e fungere da ostacolo all’unificazione d’Italia, che si è raggiunta a fatica solo nel lontano 1861, passando attraverso svariate invasioni e dominazioni straniere.

 

Due guerre mondiali sostenute e combattute nel secolo scorso, unitamente alla successiva contrapposizione tra blocchi della “guerra fredda” (cold war), in cui la minaccia delle Forze del Patto di Varsavia faceva esattamente da contraltare a quella delle Forze del Patto Atlantico (N.A.T.O.), hanno consentito la perpetuazione della divisione tra popoli e tra diverse anime dello stesso popolo, come simboleggiato dal Muro di Berlino che divideva in due porzioni la stessa città e i suoi abitanti.

 

In Italia, gli esiti della Seconda Guerra Mondiale e il periodo buio degli anni 1946-1948 che quasi ha sconfinato nella guerra civile, ci hanno consegnato un Paese-cuscinetto tra i due blocchi delle superpotenze atomiche mondiali U.S.A. e U.R.S.S., in cui la contrapposizione era l’arma principale per la propaganda ed il mantenimento della strategia della tensione continua.

 

Anche i partiti politici più rappresentativi dell’epoca hanno avuto ben donde nel mantenimento di questo status quo dal quale traevano alcuni elementi della loro stessa ragion d’essere in quanto “contro a“, “in aperta opposizione di“, “unico baluardo ad evitare che”. Il simbolismo che traspariva dalla stessa scelta del “logo” e del simbolo del partito accentuava questa percezione nell’uomo comune.

 

Il mantenimento e il radicamento sociale di una cultura della contrapposizione “per principio” ontologico ha determinato nella Società Civile un disinvolto e continuo ricorso al giudizio e al processo, che, se da una parte ha beneficiato il costante e continuo aumento del numero di Professionisti del diritto, dall’altra ha portato all’aumento esponenziale delle controversie, ormai ai limiti del collasso, a quasi cinque milioni di cause pendenti nel Sistema Giustizia Italiano.

 

La Politica ha sempre tentato di rinviare la soluzione al problema, per non scontentare nessuno e non perdere così consenso elettorale. La Politica ha rinunciato da tempo al ruolo di indirizzo al miglioramento della Società, limitandosi ad assomigliarle, anche troppo, come da ultimo è sotto gli occhi di Tutti. Finché un bel giorno ci siamo svegliati dal torpore rilassato in cui siamo stati trastullati a Panem et Circenses e abbiamo scoperto che è arrivata la Crisi. Abbiamo tardivamente realizzato che il Panem è cominciato ad essere a rischio e che i Circenses non ci facevano divertire poi così tanto.

 

Tutto è iniziato a cambiare con una tale velocità e con una così profonda intensità, da lasciare disorientati anche i più attenti decision-makers e i migliori esponenti della nostra classe dirigente.Il resto ce lo dice il susseguirsi, in inarrestabile climax, di notizie di economia e di cronaca degli ultimi tempi.

La CRISI può essere fronteggiata, a mio avviso, non solo e non tanto ricorrendo a modalità tradizionali fondate sulla crescita a tutti i costi, quali ad esempio la tanto sbandierata carta della PRODUTTIVITA’, che tutti auspicano sia necessario dover aumentare, per consentire una veloce quanto effimera exit-strategy.

 

IL PROBLEMA non è solo di efficiente correlazione tra input, per ottenere lo stesso output. Il problema è capire che, forse, vale la pena ripensare il concetto stesso di CORRELAZIONE MATERIALE tra INPUT e OUTPUT, poiché quello che si produce, più o meno efficientemente, poi dovrà essere venduto e non rimanere in magazzino, e tutto il processo produttivo dovrà essere SATISFATTIVO per tutti gli interlocutori e i portatori di interessi che vi hanno contribuito (stakeholders), finanche la Collettività.

Su questo concetto esiste un acceso dibattito, che contribuisce ad alimentare l’accennata CULTURA DELLA CONTRAPPOSIZIONE.

 

Allora si materializza un circolo vizioso, ridondante, in moto perpetuo, poiché l’immanenza della Crisi, che ogni giorno sconfessa le negazioni sciamane della stessa finora propinate, fa aumentare il livello di litigiosità collettivo, e questo a sua volta peggiora gli effetti della Crisi in tutti gli ambiti del VIVERE CIVILE, non solo in quello prettamente economico.

 

Aumento dei disvalori collettivi di un Paese, incuria per il Patrimonio di Beni e Valori pubblici, problemi di ordine pubblico generati dall’insoddisfazione collettiva, aumento delle spese sanitarie per diagnosi, cura e trattamento di malattie generate dal conflitto, disgregazione sociale e aumento delle disparità tra classi, perdita di pezzi importanti del nostro Sistema produttivo, delocalizzazione all’estero o chiusura di grandi e medie aziende, perpetuazione del Precariato giovanile sine die, aumento di episodi di intolleranza civile anche su futilità, xenofobia montante: sono elementi chimici che aumentano di giorno in giorno, in combinazione potenzialmente esplosiva tra loro.

 

Dovremmo fare qualcosa per tentare di arginare questa tendenza in atto. A mio avviso, occorre lavorare con APPROCCIO STRATEGICO su ciò che ci fa litigare, al fine di trovare un METODO, una linea di tendenza, accettata, riconosciuta e apprezzata dalla maggior parte, che ci consenta di CONCORDARE SU COME SI FA A CONCORDARE.

Di fronte alla mia postazione di lavoro su PC nella mia stanza a Studio, c’è una parete con tanti quadri a giorno, di diversa dimensione e variamente posizionati, che mi ricordano i passi, gli avanzamenti e i miglioramenti (forse) della mia esperienza professionale. Tra tutti, quello che intercetto spesso, quasi a cercare un’inspirazione, alzando gli occhi in un momento di intenso e meditativo raccoglimento, quando devo fare appello a tutte le energie per potere esprimere al meglio il mio pensiero, contiene questa citazione:

 

“Hai una grande e luminosa vendetta contro i tuoi detrattori, quella di cercar di far Meglio, e costringerli a tacere colla tua Eccellenza: questa è la sola strada per trionfare.

Se ti attieni ad altra, cioè a pietire, a giustificarti, a criticar tu pure per rappresaglia, ti apri un gran seminaio di guai , e perdi la Pace, che ti è necessaria per operare con pacato animo, e, quel che è peggio, perdi il Tempo nelle dispute, che devi consacrare al Lavoro.”

Antonio Canova “PENSIERI SULLE ARTI”.

 

Gian Marco Boccanera,


estratto dal libro "Conciliazione e Strategia".

 


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